A nord dell’insenatura di Porto Saturo, lungo la strada provinciale, sui costoni o al centro di un profondo avvallamento caratterizzato dalla presenza di acque sorgive, attualmente a percorso sotterraneo e originariamente affiorante, è stata individuata e parzialmente indagata da F. G. Lo Porto, fra il 1971 e il 1977, un santuario, che si configura come una delle aree di culto più interessanti della Magna Grecia. Non è chiara l’organizzazione del complesso: non sono state finora messe in luce strutture riferibili al periodo arcaico. La presenza di ampie cavità sul pendio orientale, le cui volte sono oggi crollate, lascia ipotizzare un originario culto in grotta, che Lo Porto estende anche alla fase precoloniale (anteriore cioè alla fine dell’VIli sec. a.C.), forse dedicato alla ninfa Satyria.
Probabilmente nel IV sec. a.C. viene costruito nel santuario un sacello (piccolo edificio di culto) a pianta quadrangolare, in blocchi regolari di carparo, di cui si conserva il filare di fondazione e due filari dell’elevato a superficie esterna bugnata. All’interno del sacello, nel 1977, fu rinvenuta, presso la parete ovest, una statua di divinità femminile, forse una ninfa, acefala, riparata da pietre e tegole, che potrebbe essere identificata con una statua di culto. È esposta nella prima sala del Museo Nazionale di Taranto.
Le stipi votive disseminate nell’area hanno restituito materiali inquadrabili fra il VII e il III sec. a.C.; si tratta prevalentemente di ceramica, sia di importazione greca che di produzione locale, e di coroplastica votiva. Ancora poco chiaro è il problema del culto praticato nel santuario. Oltre all’originario culto della ninfa Satyria, cui si è fatto cenno, sembrano venerate, anche sulla base di attestazioni epigrafiche, altre divinità femminili, come Persefone - Gaia e Afrodite Basilis. Le strutture riferibili alle fasi di rioccupazione del sito, già a partire dall’età tardorepubblicana (Il-I sec. a.C.), sono state fortemente compromesse dagli interventi di scavo clandestino.
