Nonostante le fonti antiche ricordino i nomi di molti musicisti, nessuno rivestì un ruolo più importante di quello del filosofo e matematico Pitagora di Samo (VI-V secolo a.C.) nello sviluppo del pensiero musicale greco. Secondo la leggenda, Pitagora scoprì, per ispirazione divina, la ratio matematica delle assonanze musicali prodotte dai martelli dei fabbri. Gli è inoltre attribuita la scoperta che l’intervallo di ottava consiste nel rapporto 2:1, quello di quinta nel rapporto 3:2, quello di quarta nel rapporto 4:3, e che l’intero tono è 9:8. I successori di Pitagora applicarono questi rapporti alle lunghezze della corda di uno strumento chiamato canon, o monocordo, e furono in grado si determinare matematicamente l’intonazione dell’intero sistema musicale. I Pitagorici pensavano che queste regole governassero le forze in azione nell’universo, così come il suono, e il Timeo di Platone descrive l’anima del mondo strutturata secondo le stesse regole della musica. Per i Pitagirici, così come per Platone, la musica divenne conseguentemente una branca della matematica, oltre che un’arte; questa tradizione di pensiero riguardo alla musica fiorì nell’antichità con filosofi del calibro di Nicomaco di Gerasa (II secolo d.C.) e Tolomeo (II secolo d.C.), e fu trasmessa nel Medioevo da Boezio (VI secolo d.C.). Le regole matematiche di intonazione applicate alla musica nella tradizione pitagorica ebbero quindi un’influenza cruciale nello sviluppo della musica nell’Europa medioevale. I successori della tradizione peripatetica, soprattutto Aristosseno (IV secolo a.C.), ritennero le regole pitagoriche troppo arcaiche e restrittive, ed iniziarono una tradizione più empirica del pensiero musicale antico.
(da C. Bower, www.mistral.co.uk/hammerwood/gmusic.htm)
